Cari amici vicini e lontani,
ancora una volta ho dimostrato di essere troooppo avanti, come dicono i Ciòvani d'oggi. Impaziente di festeggiare la Santa Pasqua, ieri ho deciso di intraprendere una personalissima via crucis, rivisitando i tormenti di Loro Signore Gesù precedendo di una settimana i riti ufficiali. Vestito di tutto punto, completo gessato e scomodissime scarpe, salgo in groppa al mio asinello Honda e passo nella capanna dell'apostolo Fabrizio, per portarlo con me alla sacra funzione. Donna Margherita, rispettosa dei miei precetti, decide di restare e badare al focolare domestico, unica pratica che si addica a una femmina. L'asinello ci porta in un baleno alla Villa dove si tengono i festeggiamenti nuziali di Donna Sgarbozza, la Madre Superiora del Tempio "F" in cui io, Fabri e altri Volenterosi ci ritroviamo quotidianamente per curare antichi volumi e offrire cibo alle menti del volgo. Lì giunti, salutiamo i Volenterosi del Tempio "F" già convenuti, e offriamo i nostri sentiti omaggi alla Madre Superiora di lilla vestita, radiosa e già brilla. Una manciata di minuti, ed è subito chiaro che il mio progetto, di bissare il miracolo delle nozze di Cana e tramutare l'acqua in vino, è del tutto superfluo: di acqua non c'è la minima traccia, ci vorrebbe una sonda x scovarne una goccia, come su Marte; in compenso l'alcool scorre a fiumi e basta una rapida occhiata per capire che la quasi totalità degli invitati ne sta abusando. Sobriamente, ci facciamo versare da bere anche noi dai servi preposti all'incarico, e usciamo a fumare il calumet della pace assieme agli altri Volenterosi. Pian piano l'attenzione di noi tutti viene richiamata da un movimento turbinoso all'interno del salone: solitario nella sua ebbrezza, il Grande Capo P volteggia in preda al ballo di San Vito, sbracciandosi e attirandosi sguardi indiscreti; noi, figli del Tempio "F", rispettosi come i figli di Noè ubriaco, accorriamo a danzare attorno a lui, per coprirne le indiscrete movenze ed evitarne il pubblico ludibrio. E' la fine: un'assassina selezione di diabolica musica Anni '80 ci fa diventare tutti indemoniati. In particolare io, che come ben sapete se inizio a dimenarmi non mi fermo più, comincio a dimenticare ogni rispetto di me stesso, faccio volare via la giacca, estraggo la camicia dai pantaloni e impazzisco totalmente. Evidentemente scontento del non aver potuto operare il miracolo dell'acqua e del vino, pratico una magia all'interno del mio corpo, e moltiplico a dismisura gli effetti del poco alcool bevuto: in breve, non capisco più una sega (non sono volgare, è che con papino falegname certe espressioni hanno l'innocenza dell'uso quotidiano). Non starò a dilungarmi sui particolari delle danze, anche perchè non ne ho memoria: solo, ringrazio la Madonna (la mammina) che gli stregoni musici non abbiano messo Madonna (la divina), altrimenti sarei salito in piedi sui tavoli e su quei due piedi probabilmente sarei stato licenziato dalla Madre Superiora nonché Sposa. Dopo aver volteggiato insieme a colleghi e colleghe, bevuto un altro mezzo drink ed essere riuscito a usufruire dei vespasiani senza creare danni, decido che è arrivato il momento di fermarsi (non so se prevale la stanchezza o la sensazione di essere al centro di un altro Big Bang).
Di fuori, l'apostolo Fabrizio e la pia Cristiana mi guardano come se il truccatore dell'Esorcista avesse usato i suoi pennelli su di me: devo essere così pallido da far concorrenza alle lenzuola della nonnina dell'Ace. In effetti sento di non stare propriamente in forma; dalla panchina su cui mi sono inconsapevolmente accasciato, decido di staccarmi dalla folla e raggiungere l'ulivo (nel mio delirio mistico è un ulivo, nella realtà non ne ho la minima idea perché ne vedo solo le radici), per pregare in solitudine come nell'orto dei Getsemani. Inginocchiato sulle radici, apro la bocca per pronunciare parole significative, ma quel che ne esce è ben altro; seguono così interminabili minuti di va-e-vieni dalla panchina all'ulivo, mentre un capannello di gente si raduna ad assistere impotente al mio dolore. Nei rari momenti di lucidità penso alla vergogna di avere un collasso proprio al matrimonio della Madre Superiora, e prego che non mi vedano né lei, né lo sposo, né i parenti di quest'ultimo, a quanto pare rappresentanti delle mejo famiglie patrizie di Roma. Penso che anche svomitazzare di fronte ai propri colleghi di lavoro non è il massimo, e già mi preparo a settimane di legittime prese di culo all'interno del Tempio "F". Mi giungono gli echi delle loro supposizioni sul da farsi, ma l'unica soluzione che vorrei sentir proporre (darmi una mazzata in testa e lasciarmi morire lì) non è tra quelle contemplate; al buon Fabrizio che si avvicina mentre sono ancora inginocchiato ai piedi dell'albero sussurro "Voglio morire", ma non coglie la serietà della mia richiesta e pensa a una delle mie solite iperboli. A chiunque altro si avvicini per chiedermi come sto, alzo il pollice in una pessima imitazione di Fonzie per dire che va tutto benissimo, quando è evidente che così non è; ma un po' gioca il mio solito orgoglio, un po' il sospetto che uno di loro sia Giuda e venga a darmi il suo bacio prima di consegnarmi alla polizia, cui mi ha venduto per trenta euri. Nella totale farneticazione ai piedi dell'ulivo, penso con rammarico che quell'albero ora appestato non darà più frutti, oppure guardo la cavità nel suo tronco e penso all'opportunità di ritirarmi a vivere lì dentro come il piccolo Buddha ora scomparso, in un sincretismo religioso che solo una sbornia può rendere plausibile.
Alla fine, la svolta decisionale di Fabrizio e della Pia Cristiana: lasciare lì il mulo Honda, su cui non riuscirei mai e poi mai a restare in equilibrio, e portarmi a casa sul carro a quattro ruote. Mi ci portano di peso, mi fanno salire sul sedile posteriore e lì praticamente svengo. Mi viene poi raccontato che giaccio immobile a occhi aperti, e rantolo in risposta ai loro richiami: io non ne conservo memoria alcuna e sono convinto di avere dormito placido e tranquillo. Arrivati a casa mia, scendo dal carro, mi metto faticosamente in piedi e subito do di stomaco per l'ennesima volta: insozzo proprio l'area di parcheggio di Claudio, e tento di comunicare a Fabrizio che è stata una vera scortesia da parte mia, ma tutto quel che riesco a dire è più o meno "claaaaaa oooooo ggioooo mpfmfmfpfmp". San Fabrizio mi prende le chiavi e pensa lui a far scattare le varie serrature, mentre io gli rendo il compito difficile indicandogli tutte le chiavi sbagliate; mi porta in camera e mi toglie perfino le scarpe, ed io ancora vestito mi butto sotto le pezze e collasso. Per chiudere il racconto con una nota di orrore... non dimentichiamo che anche Fabri e Cristiana erano piuttosto ciucchi, e che tutta l'operazione di salvataggio dev'essere stata per loro faticosissima. Grazie, Grazie, Grazie miei prodi... eterna riconoscenza e sempiterne scuse per avervi rovinato la serata...
PS: tanto per recuperare toni biblici... stamattina mi sveglio con gli occhi gonfi, tocco il cuscino e vi trovo due lacrime cristallizzate... penso a un miracolo degno di Civitavecchia, ma sono solo le mie lenti a contatto che devo avere espulso nel sonno (ovviamente non ho avuto la forza di toglierle ieri) e che si sono essiccate. Poi mi sono messo a riflettere sul perchè, visto il poco alcool ingurgitato, io sia stato così male; la sola risposta plausibile è che ho avuto un calo di forze, un momento di debolezza... e ora vi chiedo: è possibile che avendo rasato i miei capelli al pomeriggio io, come Sansone, abbia perso tutta la mia resistenza?
PPS: Vi ho raccontato tutto scherzando e ridendo, ma a parte che non sono mai stato così male... provo una vergogna indicibile! ma vi pare che al mukka, in mezzo al coattume più totale, bevo come un tifoso del manchester e sto benissimo, mentre poi bevicchio un cocktail alle nozze della mia direttrice e mi copro di ridicolo??? potrò mai scendere più in basso di così???
domenica, aprile 01, 2007
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3 commenti:
Topo!
Giallo paglierino su rosa cipria si legge che è una bellezza. l'estenuante tentativo mi ha lasciato confusa e affetta da temporaneo (spero) strabismo...Posso avere una copia del presente post in formato font 18 per i "diversamente vedenti"? Anche breille va bene! a presto! domani mattina toccherò il suolo natio....
Caro Gino, rispondo al tuo post ad anni luce di distanza, solo per farti riflettere sul fatto che, primum, il mio collasso alla festa del queering di qualche anno fa, rimasto storico, si configura come umbra futurorum rispetto alle tue ultime gesta. Secundum, il tuo disappunto rispetto alla disparità di reazioni all'alcool nel frangente specifico e a mukka si spiega con una semplice proporzione: mentre lì tu (noi) siamo in relazione di superiorità (morale, se non di fisico: è la spiegazione che mi do per non suicidarmi in seguito al mio zitellaggio) rispetto al coattume, e quindi possiamo scialarcela (leggi: bere come spugne impunemente), in situazioni in cui siamo al cospetto del generone romano la sfiga agisce fulminea regalandoci grezze da antologia. Tertium, mi unisco a flavia nel plaudere alla tua scelta del colore del carattere e del font. (To)max(o d'Aquino)
p.s. evviva evviva! sono riuscito a postare un commento! la parola magica è stata "abboxyjj" max
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