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domenica, marzo 15, 2009

Patrick Wolf: il Ritorno della Recensione della Settimana


L'uggia provocata da Veltroni/Guevara (Veltrara? Guevroni?) e dalle nostre vite personali ci ha impedito di postare una cosa purchessia. Vorrei quindi ridare una sferzata musicale colorata e gaya a questo blog segnalandovi Patrick Wolf, cantante che è stato anche oggetto di maltrattamenti da parte della sicurezza di un concerto di Madonna perché si baciava col suo fidanzato:

Patrick ha avuto un'infanzia problematica, ed è tutt'ora un giovane uomo tormentato
ed è autore di tre album molto belli, che si inseriscono in quel filone "musica bislacca e inetichettabile" in cui altri cantanti di orientamento sessuale incerto, a cominciare dal pur diversissimo Antony, sguazzano.

Per darvi un'idea, vi posto due video da YouTube, tratti entrambi dall'ultimo album di P.W., The Magic Position.

http://www.youtube.com/watch?v=HeR9_7cACUc&NR=1 (The Magic Position, title track)


Ascoltate e credete!!! (Flavia e Gino, mi raccomando soprattutto a voi!). Oltretutto, è pure un bel ragazzo.

sabato, dicembre 06, 2008

E allora Lyra interrogò l'aletiometro...

... dopo essersi assicurata che gli altri non stessero guardando. Fece un respirò profondo e si sentì scivolare nel particolare stato di trance che ormai conosceva. Le sue mani si muovevano rapidamente spostando le tre lancette sugli strani simboli del quadrante, trovando naturalmente tra i vari livelli di significato quelli che le servivano per ottenere la risposta che cercava. La lancetta più lunga e sottile cominciò a muoversi, quasi troppo veloce perché lei potesse seguirla. Ma osservando i suoi movimenti regolari, dopo qualche tempo riuscì a capire cosa lo strumento le stesse dicendo... amici... cena di Natale... 21 dicembre... regali.
Pantalaimon assunse le sembianze di un ermellino candido e le si avvolse attorno al collo, Lyra guardò Will e gli sorrise. Anche se la trilogia di romanzi di cui erano i protagonisti è profondamente antireligiosa, potevano godersi comunque una cena tra amici (Iorek Byrnison, Serafina Pekkala, Lee Scoresby, Mary Malone, il Cavalier Tyalis e Lady Salmakia) prima di ritornare ai loro compiti.
Will ripose nel fodero la lama sottile, si alzò e senza farsi vedere i due uscirono dalle pagine del cap. 23 del Cannocchiale d'Ambra (Senza via d'uscita!) e si diressero verso il ristorante.


Ovviamente, tutto questo sostituisce la Recensione della Settimana. Ma mancano ancora 180 pagine alla fine (il romanzo è sempre più apocalittico - nel senso proprio) e nulla è ancora detto.


Baci

martedì, ottobre 28, 2008

Total Body Conditioning/2 - Pavlov e Edoardo Vianello sono delle Mammolette Frignone

Preambolo

Come al solito, il nostro afflato bloggaro conosce alti e bassi... molti di noi sono ormai vittima del fascino ipnotico di Altri Blog, e vi passano su serate che potrebbero essere spese a tirare avanti la nostra causa. Tutto Questo è Male.
Io stesso faccio pubblica ammenda: dopo la cancellazione del mio post, celebrata dallo sconfortato post-iccio (di ormai quasi due mesi fa! Orrore!) sono stato moralmente incapace di rimettermi all’opera. In questo periodo di sconforto e crisi, della finanza, dell’università e della scuola, delle nostre vite personali, una cosa è continuata ininterrottamente: la mia frequentazione della palestra, il Pilates, la Posturale e il TOTAL BODY CONDITIONING, di cui volevo parlarvi la scorsa volta.E quindi, come direbbe Stefano Protonotaro, Pir meu cori alligrari/ chi multu lungiamenti/ senza alligranza e joi d’amuri è statu/ mi riturnu in bloggari, e riparto proprio dal TBC (la prossima volta parleremo di come io stia diventando monomaniaco, e di come la palestra stia assorbendo la mia sfera sociale).

1 – Un mese e mezzo fa...

Sobillato dalla mia coinquilina, e animato da (forse malinteso) spirito sperimentatore voglio-provare-tutte-le-lezioni-in-palestra-per-non-concentrarmi-sulla-mia-vita, ho deciso di fermarmi dopo la lezione di Pilates, per provare il Total Body Conditioning.
Io non so voi, ma ho sempre pensato che i balli di gruppo fossero una forma di perversione dei costumi, e un occulto tentativo di collettivizzare le coscienze assestandole sul livello dei cani pavloviani: una certa musichetta (diciamo l’alligalli, o, in tempi più recenti, la macarena e le las ketchup) scatena incontrollabile una serie di mossette epilettiche. Non so come a questi signori sia sfuggito fin’ora il dominio del mondo. Edoardo Vianello avrebbe potuto almeno cercare di conquistare San Marino. Mammolette.
Gli inventori del TBC, ispirandosi di certo agli esercizi ginnici dei cinesi alle 6 del mattino, hanno dato una versione molto più letale di questo semplice schema cognitivo-comportamentale. In TBC, infatti, devi andare a tempo a ritmi mediamente forsennati, eseguendo movimenti che, se perdi la concentrazione, rischi non solo di trovarti da una parte mentre il mondo è dall’altra, ma anche di avvitarti su te stesso in un vortice infernale-scava-buchi-nel-terreno.
Tutto questo, oltre al meccanismo di fidelizzazione-rincoglionimento della musica, fa sì che l’allievo si senta sempre inferiore (leggi: una merda) rispetto allo standard richiesto, e che, nonostante dubbi e travagli dostoevskiani, continui a ripresentarsi settimana dopo settimana, nella speranza di migliorare.



2 – Un mese e mezzo dopo...

Il miglioramento c’è stato? Boh. Ora so spostarmi di lato facendo l’incrocio con le gambe dietro anziché avanti (rischio avvitamento: + 1000 davanti, + 500 dietro) e altre amenità, mentre sudo come se stessi fuggendo inseguito da un branco di lupi affamati (65% fatica, 35% imbarazzo). Ma appena le cose si complicano un po’ e bisogna coordinare, che so, braccia e gambe in due movimenti diversi, ecco, allora è come se le parti del mio corpo fossero preda di una forza centrifuga potentissima, e rischiassero di schizzare ai lati opposti della sala.
Ovviamente, dopo ogni lezione di Pilates (che Dio benedica Joseph Pilates!) continuo a fermarmi per mettermi alla berlina da solo, quasi contro la mia volontà cosciente. E, anziché avanzare verso la prima fila, come pure tentai di fare (ma la mia hybris fu fulminata dal dio della Coordinazione – un figlio bastardo di Chronos) mi rincantuccio sempre più tra gli sfigati del fondo sala.
E guardo con odio ferocissimo le due galline-studentesse-calabresi-capelli-tinti-col-coppale-e-occhiali-rossi-di-plastica e il gay 40enne dai movimenti strani che, solo perché senza problemi riescono a stare attenti, stanno davanti, a fare le cretine con l’istruttore. Che a ritmo di dance, un giorno potrebbe chiederci di imbracciare il bilanciere, indossare un tappetino a mo' di corazza, e trasformare il quartiere in una piccola città-stato.

(cartolina: gli irresistibili giochini del dottor Joseph P. con i suoi aitanti amici - per una ragione numerologica piuttosto ovvia, le immagini dovevano essere tre).


Fatevi vivi!

E adesso due linketti delle Malvestite, che chissà come ancora non sono tra i nostri link (Flavia ne sia rimeritata!):

http://www.malvestite.net/2008/03/19/madonna-nella-hall-of-famehead-museum-piuttosto/

(questo è per il mio filone Madonna-eretico)

http://www.malvestite.net/2008/01/08/padre-pio-malvestito/

(questo è per il filone eretico tout-court)

http://www.malvestite.net/2008/06/13/roma-pride-2008-il-gay-io-sono-pazza/

http://www.malvestite.net/2008/06/19/malvestito-29-il-sexy-ciccione-gay-in-deshabille/

(questo è per il filone gay)

Eddài Eddài Commentate & scrivete, che mi sono rotto di rifarmi gli occhi sugli altrui blogg.

Baci.

martedì, giugno 10, 2008

Have often noticed that Life is like that...(ovvero...la recensione della settimana!)




February 28th
Notice, and am gratified by, appearance of large clump of crocuses near the front gate. Should like to make whimsical and charming reference to these, and try to fancy myself as "Elisabeth of the German Garden", but I am interrupted by the cook, saying that the Fish is here, but he's only brought cod and haddock, and the haddock doesn't smell any too fresh, so what about cod?
Have often noticed that Life is like that...


Queste righe introduttive sono tratte dalla mia ultima scoperta: "The Diary of a Provincial Lady" scritto negli anni 30 dalla Signora E.M.Delafield e uscito a puntate sulla rivista "Time and Tide".

Molto famoso ma introvabile per molti anni qui in UK, il diario è stato ripubblicato per l'anniversario della Virago Press qualche settimana fa, e Gasperettina vostra è corsa ad acquistarne una copia...non sono in fondo una provincial lady dei giorni nostri?

Ma entriamo nel merito: il diario è una garbatissima e divertente satira e la sua protagonista, la lady del titolo, scrive delle sue tribolazioni quotidiane. Ella è impegnata a mandare avanti la sua household formata dai due bambini Robin e Vicky e dal marito Robert, che quando non si adombra taciturno perchè il porridge è troppo grumoso dorme in poltrona leggendo il Times. A completare questo menage anche Madmoiselle, l'istitutrice francese eternamente blessee di Vicky; la cuoca (nota solo come Cook) la quale minaccia ogni giorno di licenziarsi se qualcuno non viene ad aggiustare il forno e infine, la gatta Hellen Willis che continua a sfornare gattini a ripetizione.

Il divertimento sta soprattutto nella descrizione della giornata tipo di questa esponente della borghesia inglese vista come purgatorio quotidiano fatto, in gran parte, di supplizi auto-inflitti nel tentativo di mantenere le apparenze e conformarsi alle aspettative del proprio ceto. Ecco quindi che vediamo la Signora eternamente vessata dalle visite non annunciate e interminabili delle importanti vicine, dagli impegni presi per il Women's Institute, tesa nel tentativo di non far capire a tutti che non ha letto l'ultimo libro sensazione di cui parlano tutti, oppure obbligata a sborsare somme dignitose per donazioni benefiche mentre l'anello lasciatole da una vecchia zia torna continuamente al banco dei pegni e ogni mese le tocca rinegoziare il proprio scoperto con il direttore della banca.

Tra serate danzanti e picnic funestati dalle pioggie, tentativi di trovare una governante decente (perchè è così difficile trovare la servitù quando si abita in campagna!) e placare l'esasperata sensibilità latina di Madmoiselle, il libro scorre che è una bellezza e quasi mi dispiace che Virago non abbia ripubblicato anche gli altri 3 volumi della serie...non sparò mai cosa succede alla nostra lady, una volta che il suo diario viene pubblicato e lei diventa finalmente (perchè da tempo covava il sogno) una scrittrice conosciuta.
Vi lascio con un ultima riflessione della nostra eroina:

...Breakfast enlivened by letter from dear Rose written at, apparently, earthly paradise of blue sea and red rocks, on South Coast of France. She says that she is having complete rest, and enjoying congenial society of charmin group of friends, and makes unprecedented suggestion that I should join her for a forthnight.

I am moved to exclaim - perhaps rather thoughtlessly - that the most wonderful thing in the world must be to be a childless widow - but this is met by unsympathetic silence from Robert, whic recalls me to myself and impells me to say that that wasn't in the least what I meant.

(Mem.: Should often be very, very sorry to explain exactly what it is I do mean, and I am in fact conscious of deliberately avoiding self-analysis on many occasions. Do not propose, however, to go into this now or at any other time)

lunedì, maggio 26, 2008

L'ennesima recensione della settimana: Alicia Giménez-Bartlett

Ho finito ieri il mio secondo giallo della scrittrice spagnola, che è anche il secondo caso dell'ispettrice Petra Delicado. Adoro la scrittura della Bartlett, e lo sguardo ironico-filosofico del personaggio. Ancora una volta, que viva Espana!



Non mi restava nient'altro da fare che mostrarmi seducente e affascinante con il mio prestante ospite, così mi misi all'opera e servii un paio di bicchieri che ci aiutassero a rompere il ghiaccio. Sorrisi, consapevole di un sensuale batter di ciglia che avevo imparato a eseguire durante la mia gioventù. Anche Monturiol sorrise, e contro ogni pronostico attendibile in quella situazione, esclamò:
- Ti domanderai come sia stata la mia vita sentimentale fino adesso.
- No, - sorrisi, nel disperato tentativo di mettere un punto fermo alla sua pericolosa domanda, che speravo retorica.
- E' discreto da parte tua dirlo, ma so che non è così.
Fu inutile: qualunque sforzo da parte mia era destinato a fallire a priori. Juan Monturiol stava commettendo l'irrimediabile errore di avventurarsi sulla scivolosa china delle confidenze. Un simile passo falso può essere paragonato soltanto, in area femminile, a quello di una donna che decidesse di presentarsi al suo amante con il vestito della prima comunione.
[...]
Tutte le storie sentimentali sono la stessa da quando William Shakespeare ha smesso di scrivere; e così, quando voglio immergermi in laghi amorosi, mi rileggo una delle sue tragedie e finito lì. Ma questa è una cosa che nessun uomo potrà mai capire: loro si ostinano a inventare cento volte l'acqua calda, a sentirsi sempre i primi, come Amundsen imbacuccato nella sua pelliccia da eschimese.


A. G.-B., Giorno da cani

La Recensione della Settimana: Mio Fratello è Figlio Unico


Cari tutti,
Con grande nostra sorpresa, il film di Lucchetti è stato proiettato al cinemino vicino casa la scorsa settimana. Potevamo forse mancare? La recensione certo vi perviene con molto ritardo, visto che in Italia deve essere uscito, chessò, l'anno scorso? Esso è uno di quei film che sono scivolati attraverso le soluzioni di continuità create dal mio viaggiare avanti indietro, infatti non solo me l'ero perso, ma non ne sapevo quasi nulla! Adesso però, in prospettiva, la domanda a bruciapelo fattami da Carlo alla festa di Gino "ma chi ti attizza di più Elio Germano o Scamarcio" comincia ad assumere un senso nel contesto di allora...parvemi invece completamente random all'epoca, come se mi chiedesse "preferisci la sambuca con la mosca o i faraglioni di Capri?"

Ma tiremminnanzi: Non sapendo nulla a priori del film, mi sono recata al cinema influenzata dalla forte suggestione che ha per me il titolo, e al canzone da cui deriva...voi che non vivete con me non dovete assistere sgomenti allo spettacolo di me che lavando i piatti con l'ipod a palla canto gridando tra le lacrime "EEEEE-TTTIAMOO-MAAARIOOOOOOOOOO!!" per cui ignorate quanto io sia legata alla canzone di Rino nostro.
Il fatto è che sin dal primo ascolto mi convinsi che io e il fratello di Rino Gaetano eravamo in realtà anime gemelle, e come potrebbe essere altrimenti con tutte le cose che abbiamo in comune? Anche io infatti
1) Sono figlia unica
2) Non ho mai viaggiato in seconda classe sul rapido Taranto-Ancona
3) Non ho mai pagato per fare l'amore e non ho mai vinto un premio aziendale
4) Sono convinta che nell'amaro benedettino non stia il segreto della felicità (anche se sono certa che Marghe confuterà questa mia illusione

Infine, con il senno di poi, sono certa - anche se posso solo interrogarmi in retrospettiva sull'opinione che avrei avuto se qualcuno me l'avesse chiesto all'epoca- che anche io non avrei mai e poi mai creduto che Chinaglia potesse passare al Frosinone.

Con mia grande delusione però, il film non parlava di Mario ma bensì dei due fratelli di Latina Accio (Germano) e Manrico (Scamarcio) che, come due Don Camillo e Peppone dell'epoca, passano tutti gli anni sessanta e settanta a darsele di santa ragione. Il motivo è nominalmente la politica, ma un buon assistente sociale avrebbe visto che al lavoro vi sono dinamiche disfunzionali ben più drammatiche e morbose. C'è da dire che Manrico non è l'unico a non saper resistere alla necessità di picchiare Accio. Invero, prima o dopo, tutti i protagonisti del film soccombono a questa pulsione più forte di loro e si scagliano su Accio per finirlo a calci. Anche la madre,il padre, la sorella, anche il venditore di tovaglie fascista, giurerei che anche qualche figuarante ogni tanto si separi dal resto delle comparse per dare anche lui una pedatina.

Vabbeh, una vera recensione deve contenere un elemento di giudizio ed ecco il mio: il film si regge sulla prova degli attori (Germano su tutti) e sulla sceneggiatura (che infatti è di Rulli e Petraglia o come cavolo). I dialoghi secondo me sono in assoluto la cosa migliore del film, divertenti e sufficientemente aderenti ad un parlato autentico da ancorare una vicenda che è, si, carina, però forse davvero un po' troppo Don Camillo e Peppone...un po' anni sessanta da cartolina. Per cui in termini Mereghettiani: 2 palle e mezza (un po' regalate).

Alla domanda di Carlo, infine, nemmeno rispondo...mi sembrerebbe di dire un ovvietà.

domenica, maggio 18, 2008

La recensione della settimana 2: Gay Messiah


Devo ribadire il concetto, ampiamente veicolato in questo blog di queruli sinistrorsi, che siamo in una crisi nera? E c'è ancora chi si arrovella su come e perché lavorare sulla base, riportare quella massa di ottentotti che hanno votato il PdL (o che, come alcuni di noi, hanno obtorto collo votato PD) ad un'idea più alta del vivere civile che non dare la caccia all'extracomunitario (o al comunitario, purché rom-eno), o consigliare ai gay di essere meno favolosi?
Partendo dal personale, e dunque da quest'ultimo punto, ho pensato che sarebbe il caso di abbandonare tutti questi tortuosi e intellettualistici meccanismi della politica, fondati su una malintesa fiducia nelle possibilità dell'essere umano, e proporre una figura alla quale la gente possa aderire fideisticamente.
Ascoltando una canzone di Rufus Wainwright, l'idea di un messia gay non mi sembrava malaccio (anche se, come ci insegnano i parolai e i gay imbecilli) non saremmo sicuri della sua appartenenza alla sinistra. Ma nella parte di Dio potremmo ben sceglierci il nostro figlio (o pupillo, nel caso di Claudio) tra le checche rivoluzionarie? o no?
Per darvi un'idea del piano, vi cito i versi culminanti della canzone, dicendo subito che io farei volentieri il Battista (nella versione del testo):
Better pray for your sins
Better pray for your sins
'Cuz the gay messiah's coming
No it will not be me
Rufus the baptist I be
No I won't be the one
Baptized in cum
What will happen instead
Someone will demand my head
And then I will kneel down
And give it to them looking down
Better pray for your sins
Better pray for your sins
'Cuz the gay messiah's coming
Non fate dunque come le vergini stolte, che si addormentarono aspettando (e sperando) lo sposo. Fate piuttosto come le svergognate sagge, che andarono a cercarselo (lo sposo, o chi per lui) dove potevano trovarlo, ovvero al porto con gli altri marinai.
[mi rendo conto che questo post non ha capo né coda, ma dopo aver fatto la fatica di scrivere mica lo cestino! - ah, quello in alto è Rufus che canta la canzone - Madonna scompari!!!!!!!!!!!!!!]

venerdì, maggio 16, 2008

La Recensione della Settimana n. 1: Body Pump


Cari e Care, adesso che Gino è risprofondato nella spirale del vizio, impugno con orgoglio lo scettro di "Jane Fonda de noantri", esplorando per voi le nuove
avanguardie dell'autoflagellazione.

Dovete sapere che il Body Pump è un marchio registrato, e solo chi ha la licenza rilasciata dal quartier generale può organizzare classi nella propria palestra.

Vi dirò di più: Il quartier generale, che si chiama Les Mills Global (ma solo perchè "La Morte Nera" era già preso, ne son certa) è una potentissima organizzazione che si raccoglie (ok forse qui sto lavorando un po' di fantasia) intorno ad un capo carismatico, un gigante dalla testa piccolissima su un corpo da Ken Shiro. Costui, dal suo inviolabile sacello, crea tutti i nuovi "workouts" del PROGRAMMA.

Il PROGRAMMA, così rinnovato, viene inviato ogni tre mesi alle periferie del grande impero, a tutte le palestre della galassia. Nel frattempo, immagino che le milizie della Les Mills Global sulle loro astronavi girino per l'iperspazio per controllare tutti noi sudditi e accertarsi che ciascuno segua a dovere il PROGRAMMA...

Ma vediamo nel merito in cosa consiste il PROGRAMMA: per un ora circa, l'istruttore (che è una perfetta replica in scala ridotta del grande capo) strilla dentro un microfono su un sottofondo di musica assordante (il cd è distribuito dalla LMG) incitandoti a compiere un numero infinito di piegamenti sulle gambe e delle braccia con addosso una sbarra coi pesi


Avendo tentato di usare i pesi in passato, devo riconoscere a questo metodo un indubbio vantaggio: quando si è da soli si ha la tendenza a non sforzarsi poi troppo, si inizia dicendosi "mo faccio 3 serie da 20" a metà dell'opera immancabilmente si pensa "vabbeh, 2 serie da 15" e dopo una serie da dodici si va al bar a comprare un frullato di soya...
é incredibile quanto si lavori di più quando si è vessati da un energumeno sudato che grida insulti proprio a te e quando si hanno vicino delle ragazzette secchette che manovrano la sbarra come fosse un gigantesco cottonfioc..

Risultato immediato: faticato molto più che in palestra, sudata copiosa e, a lezione terminata, euforia tipica dei sopravvissuti a catatrofi naturali o naufragio in mare.
Risultato a medio termine: orrendi dolori a braccia e gambe, basti dire che quasi non riuscivo a scendere le scale stamattina, e ho seriamente rischiato di morire di fame.

domenica, maggio 04, 2008

Cose dell'Altro Mondo

Ieri ero alacremente (al solito) al lavoro, quando mi imbatto in un cd d'importazione con questa conturbante copertina:



SOLO perché ci tengo a svolgere il mio lavoro al massimo e non posso essere ignaro della musica che mi passa tra le mani, questa mattina ho svolto delle ricerche (non pagate, badate bene) e ho così approfondito la conoscenza di Cazwell, rapper frociona d'Oltreoceano, di cui forse avevo sentito parlare tempo addietro ma il cui nome si perse in una delle innumerevoli dark room del mio cervello. Ed è così con gioia che presento a voi il simpatico artista, una sorta di Eminem invertito, i cui interventi sboccati sono a noi più congeniali, nonché immediatamente comprensibili. Un po' di Rainbow Colour in questo periodo Nero Fascio, che a quanto pare si è spinto fin nella Perfida Albione (Flavia, neanche tu sei al sicuro).
Frociobaci a tutti!

PS. Maxino la dedico specialmente a te... perché sei ancor GIOVANE!!! Auguri tesò!!

sabato, aprile 26, 2008

De Cintis - Fenomenologia dell'accessorio in vita a Sua Maestà, Madonna




MM MM MM MM MM M M M M M M M M

Un plauso a Flavia per la nuova etichetta "La recensione della settimana", che sperabilmente ci porterà a disquisire delle nostre scoperte culturali con una certa frequenza. Aderisco immantinente all'iniziativa, con un argomento che a molti di voi apparirà irrilevante, ma che personalmente giudico di vitale importanza. Ieri ha finalmente visto la luce il nuovo album di Madonna, Hard Candy. In quanto addetto ai lavori, il sottoscritto ne ha già goduto in Sala Parto (leggi: magazzino) e ha già avuto modo di apprezzarne la smagliante urban production che a molti farà storcere il naso. Io invece sguazzo nella torrenziale varietà di suoni e promuovo, dimenando i fianchi, l'azzardata scelta di Mrs Ritchie di affidarsi completamente alla triade Timbaland - Timberlake - Williams. Ma non è della musica in sè che volevo parlare. La copertina dell'album mostra una wrestler un po' tamarra che si sistema al polso la fascia nera da combattente, con la faccia sguaiata e le gambe sguaiatamente larghe. Quel che salta agli occhi è il vistoso cinturone da regina del ring, con la M che spicca al centro. Ma l'occhio attento e vigile del fan scorge, ai lati della M, il simbolo del dollaro. Sotto la M, la scritta M-Dolla, ripresa nell'anellone antipanico della mano sinistra (arma contundente ai limiti del lecito in una gara di wrestling, ma evidentemente lasciata in dotazione alla guerriera che ora compie 50 anni e abbisogna di una marcia in più). La M-Dolla si dichiara così Bambola, al contempo negandosi come tale: provate a chiamarla "Bambola" e vi ritroverete una contusione al volto che più o meno apparirebbe come "allod-M". Insomma, il quasi ossimoro "Hard" e "Candy" del titolo è così iconizzato, ancor di più considerando che l'amazzone bi-tetta svetta su uno sfondo lollipop biancorosa. E ora veniamo al pezzo forte: sopra la M è presente un ulteriore messaggio, che recita: "Give it to me". Evidente il richiamo alla terza traccia dell'album, nonché prossimo singolo, un quasi-ska che ci farà sudare in pista quest'estate; altrettanto evidente il richiamo prepotentemente sessuale, nonostante la dichiarazione dell'artista, che lo traduce come "Fammi vedere chi sei, fatti sotto". Insomma, in ogni caso un messaggio intimidatorio: chiediamo a un etero se glielo darebbe, a un tipino così conciato, o se non avrebbe piuttosto paura di un'amputazione genitale ancor prima dell'amplesso... neanche un masochista le si accosterebbe voglioso. Insomma, maneggiare con cura. Il messaggio latente è evidentemente "Se lo voglio me lo prendo, non provare a fare la prima mossa che ti spacco la faccia". Ci aggiungerei anche "verme".
Il Fan Devoto, dopo queste considerazioni, procederà senz'altro a un raffronto con un'altra copertina, quella di "Like a Virgin", 1984. Lì la cintura in vita alla Vergine e Sposa recitava "Boy Toy", come ormai anche i sassi sanno. Un giocattolo apparente, però: la simpatica ragazzotta di provincia si dichiarava "COME una vergine", di certo non tale. Chiaro era il messaggio latente: io gioco a fare la bambina ingenua e sprovveduta, ti fingi di crederci, ma sappi che tutto questo avrà un prezzo. E il tempo ci ha confermato la bontà del gioco, di cui la NonVergine non è affatto rimasta vittima, come sarebbe parso probabile a un funesto preconizzatore dei primi anni Ottanta. Il gioco l'ha portata a occupare un Trono, oggi dissimulato da sgabello all'angolo del ring; l'ha resa campionessa della Pop Culture, come appunto testimoniato dalla cintura 2008, placcata in oro e $; ha reso molti di noi succubi e proni ai suoi voleri, e ben felici di esserlo.
E allora crogioliamoci nella devozione per Lei, mentre ci risuonano nelle orecchie le domande dell'ultimo brano di "Hard Candy", "Voices": "Who is the Master, and who is the Slave"?

Ma secondo voi posso richiedere una borsa di studio all'Istituto Warburg con un saggio più approfondito sull'argomento?

venerdì, aprile 25, 2008

C'era tutta la Leamington che conta...



Ah! Quanta mondanità qui, che neanche ve la sognate...
Ebbene, nello scenario da sogno dei Jephson's Gardens - che Max ricorderà, è dove ci siamo spaparacchiati nell'erba dopo aver preso il the alle Royal Pump Rooms! io avevo un delizioso parasole! o era Max che ce l'aveva?? - ma, sto divagando, insomma ai Jephson's gardens ieri sera è avvenuta una esclusivissima proiezione dell'indimenticabile capolavoro di Michelangelo Antonioni "Blow-up". Gasperettina vostra non poteva certo esimersi, ovunque vi siano pretenziosi film di cineasti europei e vino bianco, ella è presente!

Certo, rivederlo ad eoni di distanza da quando "L'Unità" lo distribuiva in videocassetta e io, allora giovane suffragetta idealista, lo vidi è stato quanto meno strano...Avevo pochi, confusi ricordi - la famosa copula con macchina fotografica della locandina, la partita di tennis dei mimi senza palla e racchetta - e la sensazione che il protagonista, fotografo mod della swinging London dei bei tempi andati, fosse assolutamente insopportabile. In questo si rivela l'Antonioni fine psicologo: tutti i fotografi che abbia mai conosciuto sono effettivamente così: insopportabili. Come i calciatori non dovrebbero parlare mai.

Il film, temo, risente moltissimo delle evoluzioni successive del racconto cinematografico più recente...nel senso che oggi mi appare di una lentezza esasperante che ucciderebbe, a colpi di divagazioni estemporanee e finte svolte narrative che non conducono a niente, qualsiasi giovane esponente della MTV generation...

ora che la vedo in questi termini quasi lo rivaluto.