mercoledì, agosto 08, 2007

Sesso, alcool e house music - Parte II

Buongiorno bambini,eccomi di ritorno dopo un sonno ristoratore... continuiamo con il racconto.
---Lunedi: all'Arena Madre

Prima della discoteca, è da ricordare la puntatina al Dietrich per il drink e lo spizzo pre-danze: un'attempata Drag Queen ci sollazza con i suoi assolutamente incomprensibili e comunque esilaranti monologhi, e poi canta (inglobandosi il microfono) in playback quella che diventerà nei giorni seguenti la colonna sonora della nostra vacanza: "Ven por mi", di Edurne. Scaricatela, merita.
Alla fine ci muoviamo in direzione dell'Arena Madre (la quale ha 3 figlie gay e una lesbica, nelle quali non abbiamo mai messo piede), dove ci sarebbe stato un pubblicizzatissimo Strip Show.Fin verso le 3 il luogo è semideserto, e da un momento all'altro ci aspettiamo di vedere sbucare da un angolo Mel Gibson che gira il seguito di Mad Max, tanto l'atmosfera è post-atomica anni '80. Per fortuna poi un po' di gente arriva, giusto in tempo per l'inizio dello Show. Si spoglia solo un bovone, classico manzo mediterraneo, vestito da cowboy, che si esibisce su una pedanina dimessa con al centro una sedia. Il bonazzo si toglie qualche pezzo, si struscia a un vecio, si toglie un altro pezzo, si struscia a un cinese... noi, sospinti dalla veemenza di un gruppo di chicas ubriache e bestemmiatrici, ci ritroviamo inaspettatamente in prima fila. Giusto in tempo per il momento clou. La mano del bovone si infila tra la folla... e mi afferra per la spalla. Mi trascina sulla pedana. Mi mette a sedere. Si mette a sedere su di me. Mi prende le mani e se le passa su tutto il torace, neanche troppo unto. Io, stranamente intatto da qualsiasi imbarazzo, lascio fare come un esperto fruitore di simili servizi, con un sorriso ebete stampato sulla faccia. Si arriva al fatidico punto... gli abbasso le zip che cingono i minuscoli residui di jeans sui fianchi, e il bovone rimane con addosso solo un asciugamanino. L'estrema barriera è però solo per i comuni mortali, non per me: la mia mano viene sospinta a testimoniare la presenza sulla terra di organismi viventi mai classificati prima d'ora, e ai miei occhi viene concessa la mistica visione di un velo che si apre a rivelare la proboscide del dio Ganesh. Mi riprendo solo col bacio del bovone, che mi dice "Gracias" e mi riaccompagna nell'ora invidiosa folla.Trasfigurato dall'evento, mi getto nelle danze cercando di adocchiare qualcuno che sopisca la sete scatenata dal bovone... ma nulla accade per tutta la notte. Ma il ritorno a casa mi vede comunque felice e appagato.

---Martedi: al Metro
Premessa: il Metro è il posto in cui anni fa incontrai Francisco, mi perdido amor. Una serie di parallelismi e coincidenze mi facevano sperare per il meglio. Dopo pochi minuti di danze sulla solita house, adocchio un tipo in canotta nera, jeans e cinturone con teschio. Irresistibilmente tamarro. Ci guardiamo un po' e poi se ne va, abbandonandomi all'incomprensione più totale. Dopo un paio d'ore lo ritrovo... e decido di non mollare l'osso. Lo guardo e lo incalzo finché non è praticamente costretto a offrirmi da bere: la mia soddisfazione è somma. Stranamente facciamo conoscenza prima della canonica paccata da locale gay: lui è Eugenio, 37 anni ottimamente portati, originario della Mancha, lavora come assistente sociale coi bambini figli di immigrati. Io sono già all'altare per il tradizionale scambio delle promesse. Il suo unico difetto è un incredibile carico di metallo ai denti che mi fa pensare al cattivo di 007, ma il seguente test bocca-a-bocca fuga ogni mio dubbio in merito. Fortuna vuole che abbia così caldo da doversi togliere la canotta, e mi mostri una struttura fisica prestante e degna di nota. Non ci vuole molto a capire che me lo porterò a casa. Tutto è estremamente dolce: sguardi languidi, abbracci, traversate nel locale mano nella mano... e a casa il prosieguo è sullo stesso tono. Tutto molto molto bello... Alle 8.30 del mattino mi sveglio, sentendolo trafficare: dice che non riesce a dormire e preferisce andare a casa. Io con un argano mi tiro su per i convenevoli, prendo il cellulare per un ovvio scambio di numeri... lui mi bacia, infila la porta e se ne va, non senza la raggelante frase "Se vuoi, stasera sono al Pachà". Incredulo e troppo assonnato per rimanerci male, mi rimetto a dormire. Inutile dire che al Pachà non ci siamo andati affatto.

---Mercoledi: all'Arena Madre (again)
Nulla al mondo ci avrebbe fatto desistere dal tornare, di mercoledi, all'Arena: era la serata schiuma-party. Con Antonio avevamo già presenziato nella nostra precedente calata catalana (bello scioglilingua), e non vedevamo l'ora di tornarci: molto divertimento e un'atmosfera licenziosa da baccanale romano, solo molto più umidiccio. Prendete un mucchio di gente, uomini e donne, vestiti solo di succinti costumi da bagno, ficcateli in uno stanzone pieno di acqua e schiuma, ingozzateli di whisky&redbull e sparate musica house... il risultato è da girone infernale. Dopo aver trattato in malo modo un vecchiaccio che allungava troppo le mani in zone proibite, incontro lo sguardo di un culturista dalle fattezze di indio centramericano, o qualcosa del genere, non saprei classificarlo e non ci interessa: la parola chiave qui è "culturista". Ne misuro palmo a palmo la muscolatura, mentre lui incurante della gente attorno mi misura ben altro. Per un po' mi ci sollazzo, poi si spinge un po' troppo in là e in maniera un po' troppo sgradevole per i miei gusti; faccio in modo di perderlo di vista, e non lo vedrò più. Andiamo a bere e fumare al bancone; incontriamo un paio di ragazzi romani, uno dei quali conoscenza tangenziale del Queering, e l'alcool e il fumo raddoppiano, triplicano. Oscar, uno dello staff, comincia a scattare foto, richiedendo pose sempre più oscene, Se andate su www.arenadisco.com , nell'area delle foto, e cliccate sull'ultimo espumaparty di luglio, avrete modo di vedere orrendi ritratti dei nostri volti devastati dall'alcool, ma un onorevole primo piano delle nostre chiappe chiare.
Ma andiamo avanti... rientriamo a ballare, ormai totalmente confusi. Adocchio a un passo da me un tipetto molto caruccio che avevo già provato a molestare con scarsa fortuna; il caso vuole che uno dei romani lo adocchi anche lui; il tipetto, non si capisce bene a chi rivolga le sue attenzioni. Rimane solo una cosa da fare: con la naturale innocenza che appartiene solo ai bambini e ai serial killer, io e il romano decidiamo di applicare la manovra a tenaglia. Lo chiudiamo nelle nostre spire e lo soffochiamo di amore. Avremo trascorso circa un'ora, al centro della pista, con la schiuma ormai inesistente, coi costumi semi-calati, a costruire teoremi sull'improvvisato triangolo: un laocoontico gruppo ben oltre i limiti della decenza, un terzetto di pornodivi incurante che non ci fossero macchine da presa nei paraggi (almeno spero). Vi giuro che non sono mai stato così sconcio in vita mia, almeno in pubblico. Ci siamo divisi solo perché il locale ormai doveva chiudere. Io ho insistito per aspettare fuori e salutare il nostro ripieno di sandwich... dopo la scena di Eugenio, mi pareva proprio brutto non dire neanche ciao. Finisce che facciamo un po' di strada insieme a Juan Carlos (com'è regale dirlo), irreprensibile bancario barcellonese, anche piuttosto simpatico. Lascia intendere che vorrebbe continuare la poligonale nottata, ma dopo una rapida riflessione noi romani decidiamo che non è il caso e gli diamo la buonanotte; visto che nessuno dispone di telefono, Juan Carlos (com'è regale dirlo...) ci da appuntamento per l'indomani sera al Metro.

---Giovedi: per l'appunto, al Metro (again)
Ultima serata... un po' di tentennamenti sull'andare ancora, indefessi, a ballare (non da parte mia: io ero l'indefesso più convinto). Però ti pare che non sfruttiamo l'ultima noche per un ulteriore, breve flirt spagnolo? e poi dovevamo ritrovarci con Juan Carlos (com'è regale dirlo)... Insomma, alla fine andiamo. Inutile dire che la nostra regale ipotenusa non la troviamo. Io però (dopo qualche ora) trovo un fanciullo biancovestito, bello come il sole... solito scambio di sguardi, solita solfa del tiguardonontiguardopiù. Ormai avvezzo a queste improvvise e incomprensibili schermature, vado solitario a prendermi l'ennesima birra (Antonio se n'era tornato a casa a dormire, Max era sparito inseguendo non sapevo chi). Torno sul limitare della pista ad osservare il bel giovane, che da lontano si fa ben più spavaldo e mi fissa. Decido che è tempo di agire. Muovo un passo... e mi si para davanti uno che fino ad allora non avevo proprio visto. Mi spoglia con gli occhi. Io, che di giochini tiguardonontiguardopiù ne ho abbastanza, gli offro un po' della mia birra. Lui ne prende un po', poi prende direttamente me. In capo a un minuto sono totalmente perso nell'amplesso col tipo, orecchini, basettoni, tatuaggi, costituzione simile alla mia, mani molto più svelte delle mie a infilarsi dove in teoria non si puote. Penso al biancovestito che penserà che sono un po' puttana, poi penso che sarà bene che pensi che ogni lasciata è persa, e la ritrosia non sempre è vincente. Andiamo a fumare, e lì parliamo. Lui è Alessandro, 34enne brasiliano con padre campano. Non so altro perchè non fa che ripetere "Estàs guapissimo"; io gongolo e ricambio. Si rammarica per il fatto di essere in moto e avere un solo casco, perché vorrebbe portarmi a casa sua. Io replico che tanto non si potrebbe, sono in partenza e ancora devo fare i bagagli. Mi concentro su un suo difetto per salutarlo senza troppa difficoltà... ecco, non mi piace che apponga la sua bocca sulle mie orecchie e poi azioni una sorta di idrovora a fiato. Decisamente negativo. Ci salutiamo, comunque a malincuore, con la reciproca convinzione che se ci fossimo incontrati in un altro momento avremmo potuto combinarne delle belle.
E così si conlude il resoconto delle mie esperienze di rimorchio discotecaro a Barcellona... Max, aspettiamo le tue cronache! E... quando torniamo a Barcellona? :)Besos a todos los bloggeros!




1 commento:

Unknown ha detto...

ma quanto siete bone!!!!!

mi hai fatto sognare un pò....peccato nn esserci:-(

bacio troiazza!!!!