venerdì, settembre 19, 2008

Il formidabile fiuto di Mr Gino - Abbozzo di sceneggiatura per un edificante racconto morale





Padova, Giugno, F, interno giorno.
Gino, al primo giorno da cassiere, incrocia lo sguardo di Conturbante giovane acquirente pagante. Primo piano di scambio di moneta. Primo piano di scambio di sorrisi. Primissimo piano di Gino gongolante.

Pochi giorni dopo. Interno giorno, medesima location.
Gino e il forse non così giovane Conturbante si lanciano un'altra occhiata.

Ancora qualche giorno più in là, ibidem.
Gino e il decisamente non giovanissimo Conturbante si scambiano varie occhiate. Voce fuori campo di Gino: "Ma che cazzo gli ci vuole a questo a chiedermi un libro qualsiasi e attaccare così bottone? non posso certo farlo io, che sono nel pieno dell'esercizio delle mie funzioni!".
Ma nulla accade.

Altro dì, questa volta esterno giorno.
Gino e un collega stanno andando in banca col malloppo, e incrociano il decisamente Conturbante, forse un po' maturo. Quest'ultimo fissa Gino, e finalmente gli fa: "Ciao". Gino sorride e risponde: "Ciao". (A questo punto il regista francese di turno potrebbe proporre dei tagli per evitare un dialogo troppo serrato, ma io sceneggiatore nonché protagonista mi oppongo strenuamente, perché è così che è andata).
Pochi minuti dopo, F. interno giorno.
Gino è subissato di indicazioni lavorative e corre a destra e a manca, notando però la presenza del Conturbante, cui lancia languide occhiate non appena può. L'altro si aggira lento e seducente tra gli scaffali, ma senza accennare a un contatto. Finalmente, egli si avvicina al nostro eroe, che inserisce dati al pc. Si ferma proprio davanti alla postazione. Lui guarda lui. Lui guarda lui (quanto sono ridondanti i pronomi nei racconti gay).
Dettaglio della mano del Conturbante che scende furtiva ad accarezzarsi la pancia, per poi puntare verso l'inguine.
Gino decide che non sta girando un film porno, e si avvia deciso verso un collega, per far capire che non è là a fare sozzerie, ma per lavorare, e le sozzerie si fanno a tempo e luogo debito. Il Conturbante forse non coglie la profondità del messaggio, e rimane là come un broccolo. Gino decide di prendere in pugno la situazione, afferra un post-it, ci scrive sopra il proprio numero di telefono, raggiunge il tizio e glielo molla in mano.
Gino: "Facciamo così, visto che qua dentro è un po' complicato".
Conturbante: "Grazie".
(Il regista francese a questo punto rinuncia al progetto, che viene assegnato a un inglese, abituato ai dialoghi scoppiettanti).

Dettaglio dei fogli del calendario che si staccano.
Dettaglio del cellulare che non squilla.
Primissimo piano della fronte corrucciata di Gino, che pensa a un gran rifiuto.
Primissimo piano della fronte imperlata di sudore di Gino, che pensa a un grande equivoco.
Primissimo piano della fronte abbronzata di Gino, che nel frattempo se n'è andato in vacanza e ha rimosso l'accaduto.

Circa un mese dopo. Padova, interno notte. Squallido appartamento di Gino.
Gino è sul divano che ha le visioni mistiche (è infatti alle prese col Dilatan, ma questo particolare forse si può anche omettere nella versione definitiva della sceneggiatura).
Dettaglio del cellulare: "NUOVO MESSAGGIO".
Dopo vari scambi di sms in cui Gino continua a chiedere l'identità del misterioso messaggiatore e quello fa il vago, finalmente si risolve l'arcano e il Conturbante si palesa. Ma palesa anche la sua condizione di fidanzato, il che a suo parere serve a motivare l'improvvisa sparizione: "Non volevo illuderti".
Gino, scoglionatissimo: "Illudermi? non siamo mica in un romanzo inglese dell'Ottocento!".
Conturbante si scusa, ma si dichiara interessato a un caffè col simpaticissimo Gino, tanto per fare due chiacchiere. Gino, che tanto ha la sola compagnia del Dilatan nello squallido appartamento, lo invita da lui.
Conturbante arriva dopo dieci minuti, abita infatti a pochi metri da Gino. Si informa sul suo stato di salute, dichiarandosi medico, e poi si produce nella narrazione della sua vita. Ne vien fuori un ritratto interessantissimo: un in fondo ancor giovane Conturbante, dalla brillante carriera e dal rigonfio portafogli, ma purtroppo molto accasato. Anzi, si scusa per il suo non troppo velato tentativo di seduzione, ma era rimasto molto colpito da Gino e non è riuscito a farne a meno. Gino incassa da bravo uomo di mondo, ma nel frattempo continua a chiedersi se nel corso della serata almeno un bacio riuscirà a incassarlo. La risposta arriva presto, quando Conturbante si alza dal divano dichiarando che è ora di tornare a casa. Si salutano. (La regia è ormai affidata a Ozpetek, esperto in dialoghi naturalistici e relazioni non concluse).

Una settimana dopo. Roma, interno notte, casa della famiglia di Gino.
Gino è sul letto incapace di intendere e di volere. No, cioè, intende e vuole, nella fattispecie non vuole farsi scappare Conturbante. Gli manda un messaggio da Piccolo Malaticcio Bisognoso di Conforto (pratica nella quale eccelse al Pronto Soccorso padovano, rileggere il relativo post, ndr), e Conturbante lo chiama circa un'ora dopo, informandosi calorosamente su quanto accade al povero paziente. Gino pensa che dopotutto, al suo ritorno a Padova, proverà ad abusare di lui.

Ancora una settimana dopo. Roma, interno giorno, casa della famiglia di Gino.
Gino è sul divano (notare come nel secondo tempo non vediamo mai il nostro eroe in posizione eretta, e assistiamo impotenti al suo giacere qua e là con principi di piaghe da decubito). Con lui l'amico Alberto, venuto a fargli visita. Parlano del più e del meno, e poi Gino gli racconta la non intricatissima vicenda con Conturbante. Durante il racconto una luce sinistra si accende nello sguardo di Alberto, che ha anche lui una storia da raccontare. Si informa sulle fattezze e la professione di Conturbante, e poi annuisce con aria grave.
Alberto: "Allora l'ho conosciuto anch'io".
(Musica da thriller americano di quart'ordine, primissimo piano di Gino. Espressione indefinita, da concordare con Ferzan).
Segue narrazione di Alberto: durante la sua permanenza a Padova come studente universitario frequentava spesso F. Un pomeriggio (da decidere se procedere con un flashback visivo o lasciare tutto alla parola), mentre è assorto nella lettura di un libro di poesie in un corridoio appartato di F, con la coda dell'occhio scorge una figura ferma a pochi passi. Lo guarda, mette a fuoco, e vede Conturbante che si massaggia il pacco con una vistosa erezione in corso. L'abbordaggio si conclude con un caffè al bar dirimpetto e due chiacchiere, in cui si dichiara medico e accasato (notare che il tutto si svolgeva circa dieci anni fa). Nulla di più. La nota di colore è che all'epoca, parlando con suoi amici del gaio giro, Alberto venne a sapere che Conturbante era conosciuto da tutti per i suoi abbordaggi che seguivano sempre lo stesso copione (ravanata sul pacco tra gli scaffali dei libri), e si concludevano col solito caffè chiarificatore.
Classico (?) caso di "Smanettatore Seriale".

Con un sottile senso di inquietudine, chiudo qui il mio abbozzo di sceneggiatura. Mi riservo di ricontattare Smanettator una volta a Padova, per il gusto tutto antropologico di scoprire quali altri lati oscuri ha da offrire. E soprattutto troverò nuovamente rifugio nel rassicurante anonimato della chat, dove magari si troveranno pericolosissimi serial killer, ma mai piacenti esibizionisti che non vengono mai al dunque.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Gino che dire? In realtà ho letto il tuo post quando sono tornata a casa ieri notte prima di andare a dormire e ho quindi potuto ponderare a lungo i tanti significati metatestuali contenuti nella tua futura sceneggiatura. Il materiale quasi si presterebbe, con un finale a sorpresa, a farne una fiaba dark cervellotica e cupa in stile Cronenberg (ai tempi di "Inseparabili") in cui il nostro Gino (uscito quasi da un romanzo di McGrath) non riesce a sottrarsi al fascino della malattia mentale così come si estrinseca nei bizarri comportamenti sessuali del NPTGCP (Non poi tanto giovane cliente pagante). Segue avvicinamento di Gino al soggetto, scoperta di ancora più agghiaccianti retroscena sessual-psihiatrici, inizio di una malsana dipendenza reciproca dei due, fatta di incomprensibili sinistri rituali...
Insomma secondo me può funzionare.
Che insegnamenti morali trarre da codeste vicende? Che la curiosità si spinge anche laddove meglio sarebbe lasciar lavorare dei professionisti del settore?
meditiamo.