
Spinto dall'esempio luminoso del nostro caro Gino, vorrei insufflare anche io un po' di aria nei polmoni rinsecchiti del nostro blog, dstraendo alcune energie dalla sempiterna lotta contro i robot alieni che ho ingaggiato da ieri sera su facebook. Vorrei cominciare con la mia ultima esperienza (nel senso galileiano, ma non così fortunata) con il microonde, ma non vorrei essere troppo schiavo della cronaca, né soddisfare subito la curiosità spasmodica che, immagino, si sarà già impadronita di voi. Per cui bando al microonde, per ora almeno, e vai con il consuntivo dei miei primi quasi due mesi in Galles.
1. La Casa
Si tratta del vero tormentone di questi due mesi, e, sospetto, dei prossimi tre anni. Probabilmente quas tutti voi avrete avuto, chi più chi meno, un resoconto della mia ricerca lampo della casa, in luglio, e avrete partecipato delle mie angosce. Come ogni volta che compro un vestito, sono riuscito a trovare un appartamento il venerdì e a cambiarlo con un altro il lunedì dopo, ovviamente da Roma, e ovviamente dopo un weekend di patema.
L'arrivo nella casa, a fine agosto, è avvenuto secondo i canoni della mitografia fantozziana: ombrelli dimenticati a Roma, diluvio, autobus che ti lascia ad almeno duecento metri dall'agenzia, arrivo all'agenzia, scoperta che l'agenzia NON ti dà le chiavi, ma devi chiederle al padrone di casa.
LA padronA, nel mio caso, è una signora di mezza età che deve possedere case in tutto il quartiere (ne ho vista almeno un'altra, e di un'altra ho notizie), che pare abbastanza simpatica, e che finora non ha fatto una piega alle mie ripetute chiamate.
La casa ha l'apparenza carina (anche se, Claudio, il bovindo è quadrato [square-window?]) ma a guardare bene le rifiniture sono meno ben fatte di quanto diresti a prima vista. Ovviamente, mia madre, che ha insistito per venire insieme a me con mio padre, se ne accorge subito. I giorni successivi passano infatti con lei che, tra un trasbordo di piatti e uno di vettovaglie, guarda in un angolo di sottecchi e mi fa notare che è una catapecchia. Per poi aggiungere: non è così male, però... solo quando metto la testa nel forno (che tanto è elettrico).
Nel complesso però direi che non posso lamentarmi, anche se devo dire che mi inquieta un po' la mancanza di cassetti (solo uno in cucina). Mi fa pensare alle celle dei serial killer, dalle quali si tolgono tutti gli oggetti appuntiti - quale oscura minaccia avrà voluto sventare Mrs O.P.?
Altre cose strambe ai miei occhi e un po' inquietanti sono la porta che ha solo lo scatto (non le mandate) in ossequio a una fumosa legge anti-panico e anti-catastrofi, e la presenza in casa di un rilevatore anti incendio e di uno anti fumo. Grazie a loro, devo cucinare con ventola al massimo, pentole coperte e finestra aperta. Ho anche un estintore gigante all'ingresso, che per ora serve solo, per fortuna, da appoggia ombrelli.
Ah, sì, e i riscaldamenti elettrici vampireschi, che si avviano solo di notte. E il letto, sostituito da una specie di catafalco di legno inchiodato al pavimento, senza rete. Una cosa mai vista, anche se non ci si dorme male (ma per farlo, bisogna sospendersi a un cavo del soffitto, stile Cirque du Soleil/ Mission Impossible 1). E le porte che hanno tutte la molla tipo portone, e per farle stare ferme ci devi mettere una zeppa.
Per la manutenzioe, subito la prima settimana, un uomo è dovuto venire a vedere cosa (non l'ho mai capito) avesse fatto sì che, una mattina, io non abbia avuto che acqua gelata. La settimana scorsa, ho dovuto far riparare una presa della corrente elettrica, che era saltata. Ah, e ho mezzo bruciato il microonde, ma non è questo l'incidente che volevo raccontarvi, ci sarà un capitolo dedicato a questo misterioso elettrodomestico.
Insomma, con un po' di inventiva, si riesce a sentirsi a proprio agio, specie pensando ad alcune delle case che ho visitato a luglio.Flashback
Io e mio fratello (ho sempre una spalla familiare nelle mie avventure) arriviamo all'agenzia. Stavolta non piove (ma minaccia). L'agente, K., una ragazzona florida che parla a raffica e ascolta musica commerciale a tutto volume allo stesso tempo, ci carica in macchina e dice qualcosa, tipo:
"Vediamo per primo quello in via Tal dei Tali, che mi mette paura".
Fratello: "Che ha detto?"
Io: "Boh. Non sono sicuro."
Dopo aver rischiato la vita un paio di volte, arriviamo di fronte a una casa. Non il massimo, ma insomma.
Con mio grande sgomento, K. scarta l'entrata laterale, e si dirige verso una porta avventizia aggiunta di lato alla casa, come l'ingresso di un giardinetto. Scopriamo che il lato della casa è più sordido, ma ancor più lo è l'ex giardinetto sul retro, ora asfaltato, dove pendono malinconici dei fili per i panni, e un motore smontato e un barbecue bisunto sono lasciati a sviluppare una coltura di ruggine.
Per raggiungere l'ingresso, bisogna salire una scala antincendio ripidissima, ma l'ingresso è sbarrato da una ragnatela, con ragno annesso. K. chiede scusa al ragno, e sposta la ragnatela. Brivido di inquietudine condiviso tra me e mio fratello.
Bilanciandosi su tacchi alti alti che non le permettono di gestire bene il suo corpo, non enorme ma insomma florido, K. si arrampica timorosa fino in cima, dove ci attende una sorta di scatolone abusivo che si attacca alla facciata in maniera sospetta, come una sorta di escrescenza sul naso di una strega - in sostanza, l'ingresso.
Dentro, la desolazione: un corridoio, su cui si affacciano tre stanze - un bagno, del quale non conservo ricordi, una cucina diciamo essenziale ma con un divano sfondato in un angolo, e una camera da letto in cui sono inseriti a incastro dei mobili bianco sporco degli anni '70, ma ingentilita da stelline fluorescenti sul soffitto (dev'essere un'idea dell'arredatore, per dare una prospettiva ad un ambiente claustrofobico).
Sguardo reciproco tra me e mio fratello. Silenzio. Sguardo reciproco tra me, mio fratello e K., che se fosse stato per lei, manco ci veniva, e fa: "Va beh, andiamo?"
Scendendo, ci rendiamo conto che la scala antincendio in realtà è una specie di scivolo coi gradini: mio fratello, io e ultima K. scendiamo col cuore in gola e aggrappandoci disperatamente al corrimano (col pericolo che K. cada sui tacchi e ci schianti a terra).
Fine del flashback
Ecco, mi sa che sono stato un po' logorroico. Allora alla prossima per la storia del microonde, ok?
Baci
6 commenti:
dov'è il segno del mi piace?!?! eh?!?! dov'è!?!?
aggiungo che la foto è geniale (direi quasi da pubblicare su fb...), che passare da 1 post ogni 4 mesi a due in un giorno potrebbe far andare in tilt il blog e, da ultimo, che si attende con spasmodica ansia la storia del microonde...
besitos a todos
ah ah marghe hai ragione... vedo già i pixel impazziti quando apro la pagina del blog... come si dice, troppa grazia!
maxino... impagabile! non vedo l'ora di venire a trovarti per cercare insieme tutte le crepe che finora ti sono sfuggite! e ora... vai col microonde!!! tanti tanti baci
aelwyd significa casa? e soprattutto: hai messo del metallo nel microonde? mi manchi.
Topo.. lo siento mucho!
In Gran Bretagna si parte spesso dal concetto che solo gli alcolizzati neo-divorziati e i "care of the comunity" prendono mai le case in affitto, per cui l'arredamento e la qualità delle finiture si rivolgono espressamente ad un target che potremmo definire "trainspotting".
Ho visto appartamenti dove giuro mancava solo la sagoma di gesso del morto ammazzato della sera prima sulla fetida moquette.
coraggio!!
Magari avevano appena finito di radere la moquette (non azzardo dire "cambiare" per non offendere la sensibilità dei padroni di casa locali).
Comunque Max, datti pace: anche se avessi preso in affitto Buckingam Palace, la mamma avrebbe avuto qualcosa da ridire (tipo sull'età della coinquilina)
una precisazione: non c'è la moquette, e questo vuol dire già il paradiso! comunque, mi accorgo di avervi dato iuna percezione un po' sfalzata in peggio: appena trovo il caricabatterie della macchina digitale vi piazzo le foto sul sito, stile AD. Ah, quando quando quando verrete a trovarmi? un bacio a tutti.
P.S. Aelwyd vuol dire 'casa' (home). sul sito c'erano due sinonimi, ne ho scelto uno a caso.
Ah,e, Carlo, non ho messo del metallo nel microonde, ma ci è mancato poco, ieri. si sarebbe disintegrato?
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