
Un Taxy e un Bar (mirabilmente sintetizzati nell'immagine a fianco) possono essere luoghi degni di essere paragonati alla piazza socratica, ai viali aristotelici o al portico di Zenone.
Ma è meglio che la storia la si cominci dal principio...
Stamattina avrei dovuto recarmi in via delle Fornaci alle 10, il che comportava un minimo sforzo da parte mia e del mio mezzo. Ma la mano beffarda del fato si è accoppiata con le mani incompetenti di un meccanico e delle segreterie universitarie, trasformando un'allegra gita in un viaggio di (d)istruzione: il mio (quasi ex) scooter ha deciso di non partire (fortunatamente sin da sabato pomeriggio) e l'università ha deciso di non permettermi di stampare da casa il bollettino di pagamento (il quale andava fatto entro domani; per inciso, l'autorizzazione a pagare è stata data solo tre giorni fa...).
Pertanto stamane, dopo aver campeggiato di fronte alle segreterie sin dall'alba, per essere il primo, ho preso un Taxi per giungere in orario al mio appuntamento. La sorte ha voluto che una zingarella tentasse di impietosire l'anziano conducente fermo ad un semaforo di piazza dei Cinquecento... Mal me ne incolse: il resto del tragitto ho ascoltato una lunga dissertazione sul passato da emigrante del signore, "che però io lavoravo, eh!, Mica come questi, che vengono e non si adeguano alla nostra civiltà e levano i crocefissi dalle scuole..." e sulla storia delle migrazioni degli Zingari in Italia, "che Tito, quello della Jugoslavia [e io che pensavo si riferisse all'Imperatore... ], quelli criminali che erano condannati a 20, 30 anni ci diceva: o vai a fare il nomade o stai in galera. E quelli si sono presi tutti il passaporto da nomade [?] e sono venuti..."
Nei rari momenti di silenzio, probabilmente causati da necessità respiratorie, cercavo di introdurre dei distinguo, ma inesorabilmente la voce robotica del radiotaxi copriva i miei tentativi, gracchiando indirizzi e sigle. Alla fine della corsa sono lestamente sceso e - per riprendermi - ho deciso di prendere un cappuccino, dato che avevo un po' di anticipo.
Il Bar era quasi vuoto e lo divenne totalmente allorché la mia comanda fu pronta; il Barista, romano verace, stava nel frattempo parlando al suo aiutante e in quel momento disse che la moglie lasciandolo aveva firmato una carta in cui rinunciava a tutto e che per questo riteneva di essere stato molto fortunato in vita sua. Io che stavo sorseggaindo il mio cappuccino, sventurato, abbozzai un sorriso di circostanza. Questo cenno di umana simpatia, offerto nel momento sbagliato, fu pagato a caro prezzo: prendendomi come suo discepolo, il Sor A. (il nome me lo ha detto alla fine del suo sermone, invitandomi a passare di nuovo a trovarlo, poiché sono un giovane tanto simpatico... Evidentemente da svenuto risulto simpatico... Ma anche giovane!) ha cominciato a narrare di prodezze sessuali con la sua nuova compagna [probabilmente tre volte campionessa mondiale di pelo sullo stomaco], parlare di Donne (in senso generale), di come siano crudeli e della loro "ferita" (termine che non udivo da alcuni anni e che ha causato il blocco delle mie funzioni primarie, da cui lo svenimento in piedi e lo stato catatonico). Ogni tanto cercava la mia apporvazione su argomenti che ricordo vagamente dal sussidiario delle elementari o da alcune lezioni di scienze, ma che non mi hanno mai interessato a fondo, dal momento che solitamente mi concentravo sulla pagina seguente (o precedente, a seconda dell'umore dell'autore/autrice): approvazione che non potevo dare (essendo ormai da tempo incosciente) ma neppure negare (esendo incosciente e perdipiù impreparato), cosicché detta approvazione era data per scontata e si proseguiva verso nuovi lidi sempre più imbarazzanti.
Ma il vertice del suo discorso, che mi ha risvegliato dallo stato penoso in cui ero caduto, è stata la sua affermazione che "in fondo è'n tajo, come 'na ferita appunto, e io so' puro impressionabile ar sangue... Eccosì dopo che ho fatto roba me ne vado in bagno, che ma fa un po' senzo!": passerò per maschilista, ma ho potuto mormorare un "già" in certo modo partecipativo, che mi ha permesso di tornare in me e rapidamente pagare ed uscire.
Mentre mi avviavo finalmente alla mia meta, ripensavo a questi incontri: insomma, mi chiedo, ma che tipo di Karma ho avuto oggi? Non sarà troppo per una giornata sola? Ma io me lo merito?
Poi ho avuto l'illuminazione: tutto questo è stato un Segnale! Dopo un periodo di alti e bassi, in cui i bassi (come nel villaggio dei Puffi) erano la maggioranza, questo è per me il cartello su cui leggo "Congratulazioni! Voi siete al Fondo"... Dunque ora affronterò il domani senza paura che possa in alcun modo peggiorare!
Baci a tutti,
Clovindha
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