domenica, luglio 06, 2008

Antropologia rurale, frequentante mio malgrado



Tediato dalle losche nubi qui ritratte, che mi impediscono la tintarella pomeridiana (integrale, visto che il sole batte nel mio appartamento e davanti non ho nessuno da scandalizzare con la mia nudità), e rincoglionito dal suono delle campane, che qui a Padova si producono in infiniti concerti ad ogni ora del giorno e della notte (sono diventate il mio nemico numero uno), vo a narrarvi i fatti della scorsa nottata.

Un mio collega trevigiano, l'unico di età inferiore alla mia nel gerontocomio in cui mi trovo a prestare servizio, è prossimo al matrimonio; con mio enorme imbarazzo e disappunto, sono stato invitato al di lui addio al celibato insieme agli altri colleghi maschi.
Così ieri sera, dopo uno spritz inaugurale in una zona a me ignota della città, ci mettiamo in viaggio verso il paese natio del nubendo, che raggiungiamo verso le dieci di sera. Ad aspettarci, troviamo una tavolata all'aperto di baldi giovani e il secondo spritz della serata, nonché tutta la famiglia del mio collega, che ci rimpinza di porchetta e carni varie. Pare che qui un bicchiere vuoto sia un'offesa mortale ai commensali, per cui trangugio prosecco in quantità abnormi, salutando ben presto la mia lucidità. La mia scarsa comprensione del dialetto veneto (anzi, trevigiano, che anche i miei colleghi padovani a volte trovano estraneo) viene fatalmente minata, non riuscendo più ad appigliarsi alle minime conoscenze etimologiche che mi permettevano di capire almeno il senso del discorso, se non le frasi in dettaglio. Poco male, tanto a quanto pare tutto continua a ruotare attorno alla Gnocca; per fortuna l'ebbrezza mi porta a ridere con una certa franchezza, nascondendo il mio totale disinteresse all'argomento principe.

Dopo la cena (e innumerevoli brindisi), il futuro sposo e il futuro testimone si affrontano in una partita all'ultimo sorso alla dama alcolica: al posto delle pedine, bicchierini di grappa trangugiati ad ogni mossa vittoriosa dell'avversario. Il clima comincia a scaldarsi, e dopo un poco comprensibile vagare lungo il viottolo della casa si ritorna alla tavola, dove si procede alla (s)vestizione dei due giovani: vengono lasciati in mutande, coperti da un lenzuolo a mo' di tunica, un serto di alloro e una corda con due cappi alle estremità che unisce gli infelici. Si allestisce un carretto, su cui viene caricata una damigiana di vino bianco insieme ai bicchieri e alla canna di risucchio, per provvedere di alcool i partecipanti a quella che si sarebbe rivelata la Lunga Marcia.
I funesti organizzatori dei festeggiamenti decidono infatti di raggiungere a piedi la Festa della Birra di Fontigo, un paese vicino; snodiamo così un'improbabile processione lungo la buia strada provinciale e poi attraverso campi di granturco, continuando indefessi a brindare (ma ormai i più avveduti accettano il bicchiere, lo alzano al brindisi, e poi ne svuotano il contenuto per terra nella maniera più discreta possibile).

[NdA: qui intanto si sta scatenando una tempesta di grandine, cadono lastre di ghiaccio dal cielo].

Giungiamo dopo circa mezz'ora a destinazione, più o meno alle due e mezza; ci sono metallari brufolosi accorsi a vedere il concerto dell'ex cantante degli Iron Maiden e rimasti lì a bivaccare, e un gruppo di donne ubriache che festeggiano invece un addio al nubilato. La futura sposa, con un paio di antenne in testa, porta in spalla un serbatoio di vino che dispensa qua e là (che stile), mentre le ancelle al seguito portano in trionfo un enorme fallo in cartone. Una di loro, sciagurata, lo poggia in terra vicino a me e l'Idolo cade; un vecchietto lì da presso mi ingiunge (traduco ad sensum) di "rizzare il cazzo, che si è ammosciato". Mi ci avvento come una faina prima ancora che le parole fuoriescano dalla sua dentiera, uso ad obbedir tacendo in casi come questo. Dopo altri brindisi, anche con birra (pericolosissimo), ci rimettiamo in cammino lasciando le menadi che tentano di convincere un garzoncello a spogliarsi per loro (ci riescono ma sarebbe stato visivamente meglio di no).
Lungo la strada io e un altro mio collega siamo alla testa del gruppo insieme allo sposo, ormai ridotto a un mocio vileda: lo salviamo più volte dalla rovinosa caduta nel fosso che costeggia la strada, e assistiamo increduli ai fiotti di vomito stile Linda Blair che fuoriescono dalla sua bocca mentre continua a camminare.
Arrivati finalmente a casa, a noi non indigeni si pone una questione: dove cazzo dormiamo? Tergiversiamo un po' insieme agli altri, nell'attesa di ricevere istruzioni; al testimone si accende un sinistro lampo negli occhi e propone di raccattare una spogliarellista: io sto per riempirgli la bocca di ghiaia per farlo tacere.
Fortuna vuole che lo sposo (nel frattempo raccattato da una macchina in strada, e condotto a braccia sul letto, incapace di intendere e volere) venga poi sorpreso a defecare nel comò di camera sua, non riuscendo a raggiungere il bagno: gran trambusto, opera di pulizia da parte degli amici più stretti, doccia forzata, e come gran finale l'arrivo del Padre.
Padre esce in slip rabbioso, con la pancia prominente, il baffo fremente e il lunghissimo riporto minaccioso, preoccupato per il figliolo che ci accusa di aver fatto bere senza ritegno. Noi mentiamo, affermando che ha bevuto solo durante le cena e la dama, e forse ha preso freddo per la mancanza di abbigliamento. Lui, sfogandosi con un "dio can" ad ogni fine frase, pian piano si calma e rivolge le sue amorose attenzioni a noi profughi, che nel frattempo abbiamo deciso di metterci in cammino, essendo arrivata l'alba. Ci prepara allora un caffè, "dio can", e si assicura che siamo abbastanza lucidi per affrontare il viaggio, "dio can". Continua a sproloquiare sulla pericolosità dell'alcool e a raccomandarci prudenza (sempre "dio can"), e con una logica che sfugge a tutti insiste per dieci minuti buoni a volerci correggere il caffè con la grappa, "dio can".

Finalmente torniamo, portando con noi un altro padovano ramingo, amico dello sposo; dopo una colazione in Piazza Giorgione a Castelfranco Veneto, ancora un po' di strada e siamo a casa alle sette del mattino. Mi concedo così un meritato riposo, assaporando un risveglio nel tardo pomeriggio... ma le mie nemiche campane alle undici e mezza si mettono a suonare come se la Madonna stesse ballando una giga in piazza, svegliandomi irreversibilmente. Dio can.

4 commenti:

max ha detto...

A quell'ora la madonna BALLAVA davvero in piazza la giga, con un paio di antenne in testa e distribuendo il vino delle nozze di Cana da una damigiana impagliata agli astanti. L'apparizione delle menadi nella notte era solo una prova costumi - il comune di Padova, dopo il muro antiimmigrati ha deciso infatti di risollevare la sua immagine come luogo di Pellegrinaggi, e si è fatto consigliare dal press agent di Lourdes. Con che risultati si vedrà. Tu intanto, ti sei perso forse uno degli eventi mediatico-religiosi clou degli ultimi anni (dopo il berretto invernale di Ratzinger). Comunque, bella storia, e bello stomaco gli amici che hanno ripulito il comò. Io avrei lasciato tutto lì, come un odoroso sacchetto di lavanda. Che roba, il nord-est! Cacare nel comò.

Claudio ha detto...

Ah Ginus, che avventure! Avresti dovuto portare una videocamera e spedire poi il tutto al National Geographic o - in alternativa - a Italia 1 (per quei "divertenti" siparietti che introducono la pubblicità)... Comunque dai, poteva andarti peggio: potevano trovare la spogliarellista.

@Max: non deprecare l'abitudine di defecare nel comò. Come sai, nel Nord-Est la raccolta differenziata è molto avanzata: quello avviene per poter poi concimare i campi con un prodotto naturale e biodegrabile che doni alla Pianura Padana quel tipico odore che allieta i passanti sull'autostrada (e che - secondo alcuni studi recenti - è la prima causa di incidenti mortali per svenimento del conducente).

fabrizio ha detto...

So che non ti offendi se ti dico che non mi racconti nulla di nuovo... posso solo dirti che la ----- sul comò è impagabile... e ricorda... per sopravvivere ai paesi alcolici serve molto alcool...

besos a tutti!!!!

Claudio ha detto...

Faber, l'alcool in certi casi serve solo come combustibile...