giovedì, ottobre 04, 2007

Umiliato & Offeso


Approfitto del fatto che il blog è di nuovo percorso dal vento frizzante della grafomania per farvi espresso il racconto di quanto mi è successo oggi. Non è spiritoso né edificante, ma mi ha depresso per tutto il resto della giornata. Come sapevano Fabrizio e Gino, oggi ho affrontato l'ennesima tappa del mio farraginoso inserimento negli ingranaggi arruginiti dell'Università: la visita dal medico del lavoro (stavo per scrivere: legale, ma per fortuna non siamo ancora a tanto).

Avevo prenotato la mia visita la settimana scorsa con una simpatica signora dall'accento senese, e mi aspettavo altrettanto dalla visita. La mia illusione non ha tardato a rivelarsi fallace. Dopo essere arrivato facilmente al Policlinico, e aver trovatto meno facilmente il misterioso Secondo Lotto (avete presente l'Area 51?), la ricerca dell'Ambulatorio di Sorveglianza Sanitaria (ASS: nomen omen?) si è rivelata quasi impossibile. Anzitutto perché anche al Policlinico, come in altre istituzioni senesi (tipo l'università) non sempre gli ascensori posti ai due lati del corridoio arrivano agli stessi piani.

- Come è possibile, direte voi? In realtà, non bisogna cercare di sondare troppo l'insondabile mistero, ma accontentarsi del fatto: il piano terra è segnato in realtà -1, e se un ascensore scende fino al -2, un altro può arrivare fino al -4, dove per l'appunto io ero diretto.

Qui, dell'ASS, inizialmente non ho trovato nessuna traccia, sibbene reparti dediti a tutto ciò che si può analizzare dell'uomo tramite ogni sorta di radiazioni note e ignote. Nel silenzio avevo l'impressione di sentir ronzare inquieti gli isotopi pronti a risvegliarsi, le radiazioni, che avrebbero potuto trasformarmi nell'Incredibile Hulk.

Trovata infine la porticina dell'ASS, attendo finché non si materializza l'acida dottoressa della Gestapo mandata a interrogarmi sui miei trascorsi sanitari e su quelli della mia famiglia, una stronzetta dagli occhi a fessura e dai capelli tinti con il lucido di un nero corvino inesistente in natura, accompagnata da un giovinotto aitante, ovviamente suo succube.

Arrivato il mio turno, entro, e la stronza pronuncia il mio nome sbagliando. La correggo con discrezione, ma lei non terrà conto della precisazione, e non tralascerà occasione di ripetere la pronuncia sbagliata, per farmi perdere la dignità umana. (Alla domanda: Fa sport? rispondo: Non regolarmente, e lei barra stizzita la casella NO).

Sono convinto che succedeva così anche nei Lager, ma non ho tempo per ripetere il canto di Ulisse come faceva Primo Levi: rientra il belloccio, e la stronza mi annunzia che lui mi visiterà. Devo dunque togliermi la camicia, sdraiarmi sul letto e lasciarmi palpare e auscultare. Cosa che avrei fatto ben volentieri in qualsiasi altro contesto, ma che con la stronza appollaiata come un corvo sulla scrivania, permetterete, mi metteva molto a disagio. Alla fine i due si mettono a discutere della mia scoliosi, con me che a 90 gradi cerco pietosamente di toccarmi le punte dei piedi senza riuscirci (non ci riuscivo neppure da bambino). La stronza mi fa rivestire e pronunciando il mio nome come se fosse una parola che la repelle, fa: - Con quella schiena lei deve fare sport, però, altrimenti col tempo peggiora. - Pensavo di iscrivermi a nuoto, quest'anno.
- Ecco bravo, sarà meglio, sennò...

E tutto questo sotto gli occhi del belloccio! Sono uscito curvo e demoralizzato, convinto di diventare gobbo prima di sera. Per tutto il giorno ho avuto male alla spalla sinistra. Ora cercherò un campanile dove trasferirmi, lontano dagli sguardi di tutti.

Le campane!!!! Le campane!!!!!!


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In breve, per Marghe:


Sì, il francese appiccica. Ma allo stesso tempo, io mi sciolgo un po'. Dopo varie vicende, verrà a Roma e starà fino al 20 ca. Forse lo vedrai, e potrai esercitare il tuo francese con il mio.

E, sì, andrò a vivere a casa di Carlo, che esiste ancora! E proprio nei giorni in cui il mio francese viene (che gioia! non si può rendere tutto più complicato di così?)!

E infine, Marghe, come puoi pensare che non parliamo sempre di te? Tipo ieri sera lo abbiamo fatto (che cosa avremo detto? chissà....).


Per Flavia: che ne sai che non era una mucca? che hai guardato sotto? eh? (impermalito Max)


P.S. Per oggi niente immagini - ma presto vi posterò un'immagine di Gino che langue nel mio PC da quest'estate a Barcellona (teasing Max).


Un bacio, e a presto,


Gobbetto vostro

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Mah, posso sbagliare...Ma per i bovini, come per gli umani, non è sempre necessario controllare che abbia o meno le palle, per accertare l'identità di genere del esemplare in questione!
La mia era una valutazione, così, a colpo d'occhio : )

Claudio ha detto...

Se concordo nel dire che stabilire il degli umani è facilissimo (vestiti, trucco, accuratezza nell'esecuzione del trucco, pelle, mani, eventuali rigonfiamenti sul petto o in altri luoghi, temperatura corporea, mappa cromosomica... innumerevoli indizi insomma evidenti all'osservatore esperto), resto perplesso per quel che riguarda gli animali.
Come distinguere Maiale e Scrofa, Vitello e Vitella, Capra e Capro, Cavalletta e Cavalletto (forse questo è facile, se c'è il dipinto sopra) senza l'examinatio genitalis?