venerdì, novembre 03, 2006

De Circuitu Ovorum Permixtorum Decoctorumque (Fenomenologia dell'Omelette)

Una recente scoperta - stranamente poco nota nel mondo degli studiosi - è il breve testo che trascrivo di seguito: non saprei dire se l'autore sia davvero Mr. Cic. o un anonimo epigono, ma l'argomento è di scottante attualità.
Or'è poco, o Attico, che mi trovai nella villa di Tuscolo con Flavia e Jayan, i quali erano infatti venuti a ritemprare lo spirito dalle esplorazioni dell'isola oltre Gallia (ed essi confermano quanto sia arduo anche il solo il progetto di una conquista). Dopo che avemmo parlato di cose gravi ed importanti, rivolgemmo la nostra discussione su una questione apparentemente minuta: se sia possibile, in una conversazione, "rigirare la frittata" a piacimento oppure no (come ebbe a scoprire Carneade, che per la sua abile facondia fu cacciato dall'Urbe).
Flavia era dunque accusata di utilizzare questo artificio appreso dai Greci per evitare sovente le accuse rivoltele e Jayan le obiettava una mancanza di perizia, dato che - quando compiva il rigiramento - la "frittata" (per così dire) era già bruciata dalla sua parte: come gli Dei infatti si accorgono dei sacrifici che noi compiamo dal fumo che sale al cielo, lo stesso fumo denuncia l'argomento che si vorrebbe celare. A queste parole, Flavia rispose: "Per Ercole, le mie "frittate" (continuerò a chiamarle così) sono dorate e croccanti!" "Ma questo conferma ciò che ho appena detto - la incalzò Jayan - ovvero che tu ti servi di una pratica di tal sorta e male: da quando le frittate che mangiamo sono croccanti?" "Sia pure - disse Flavia - ma anche così, cosa c'è di male? "Rigirare" è solo un metodo per portare alla luce il lato segreto, dimenticato magari, di una discussione!". Contenta del suo argomentare, si attendeva lodi ed applausi, per aver applicato il procedimento che le si condannava mentre era condannato. Senza scomporsi, Jayan le fece notare con garbo che, come accade ad una cuoca inesperta che rigirando la frittatta faccia schizzare l'olio bollente dalla pentola, potrebbe un giorno restare bruciata; io nel frattempo mi permisi di appuntare che quello che lei e la sua scuola definivano come lato nascosto di una discussione non fosse altro che una invenzione. "Ma proprio questo - rispose Flavia - dimostra che non di una tecnica da fanciulli stiamo discutendo, ma di un'arte in cui entrano in gioco diverse abilità. E correre il rischio di bruciarsi è naturale, e - infatti - lo dimostra il nome stesso: si può dire che per fare una frittata qualche uovo bisogna pur romperlo!". Fu a questo punto che Jayan propose di considerare la faccenda da un punto di vista diverso: "Le frittate, quelle vere, - disse - non dovrebbero essere tanto girate quanto lanciate in aria: questo permette all'alimento di contenere in sé stesso il ripieno e divenire così, superata la dualità che è insita nei lati - un insieme. Allo stesso modo in una discussione lo scopo deve essere quello di raggiungere una soluzione e non meramente una esposizione delle due opposte argomentazioni!"
"Mi pare tu abbia ragione" dissi io "e credo che l'argomento sia concluso. Andiamo a riposare dunque e domani ci recheremo a Roma".
Lasciati i miei ospiti, mi trovai nel mio cubiculo a riflettere e mi accorsi che (dando ragione a Jayan) avevo implicitamente negato la conclusione che approvavo: non si era infatti raggiunta una via intermedia - come di solito mi propongo di fare nelle azioni della vita pubblica e nei miei scritti sulla filosofia - ma era stata approvata una delle due tesi contrapposte. Ti scrivo pertanto, amico carissimo, perché tu possa con la tua saggezza confortarmi o illuminarmi.
Vale atque uale.
Dopo ciò, perché voi non pensiate che io sia eccessivamente serio, vi linko un geniale filmatino:
Basia

1 commento:

max ha detto...

accettando la distinzione introdotta da flavia tra fritatta e uova strapazzate, metto sul piatto (per restare nella metafora) un'altra questione: le uova strapazzate (o frittata-senza-lati) è un'accettabile immagine della sintesi o via media invocata da claudio? o non piuttosto un'immagine di un miscuglio che non evita le contrapposizioni (dacché il tuorlo e l'albume risultano ancora riconoscibili)? e la frittata, che nel suo guscio croccante (?) contiene non solo il tuorlo e l'albume, ma tutto quello che ci si vuole aggiungere, non può significare l'ideale della società multietnica e multiculturale (fatta salva la necessità di rompere le uova...)? dunque un'immagine migliore di concordia e sintesi? Non ho ancora deciso quale partito adottare, anche perché, chiamatemi manicheo, ma io preferisco le uova all'occhio di bue.