Gentili lettori del Blog (chiamarvi bloggers sarebbe improprio, data l'ostinata assenza di vostri post da tempo immemore), visto il vostro silenzio e lo scarso interesse dimostrato tacerò del mio successo ai colloqui, della mia imminente partenza, e di ciò che mi si agita incontrollato nell'animo da ieri pomeriggio. Tacerò anche dell'agognato risultato delle mie analisi, ritirate stamane, che attestano un'insperata sanità del mio corredo genetico.
Scriverò invece di PsicoGuerra. Credo di essere incorso, oggi, fortuitamente in due armi di distruzione (psicologica) di massa mai considerate da statista prima d'ora, ma che potrebbero rivelarsi a noi utili se un domani, poniamo, dovessimo avere voglia di soggiogare ai nostri voleri un'intera popolazione.

1: la Metro Mendace.
Da un mese a questa parte, sprovvisto di motociclo, mi servo quotidianamente e ripetutamente della Metropolitana. Con mia immensa sorpresa ho constatato che durante gli anni di mia non-utenza del mezzo molte cose sono migliorate: vagoni luminosi, non separati, appoggi intelligenti, sedili comodi e pulizie impeccabili. Ma una delle innovazioni che trovo più civili, e che ho potuto constatare anche su un autobus di nuova generazione, è la voce registrata che enuncia la stazione di fermata presente, e preannuncia quella a seguire. Niente più sorprese dell'ultimo minuto, corse alla Indiana Jones attraverso le porte che già si richiudono, turisti affranti ostaggio dell'incomprensibilità dei segnali, improvvisati ciceroni che aiutano i suddetti turisti o chiunque si senta perduto. Tu ascolti la voce, sai dove ti trovi, non devi allungare il collo ad ogni fermata per sapere dove sei, puoi leggerti un libro in pace e aspettare di sentirti dire quand'è che devi scendere dal vagone in carne e ferraglia.
Ma cosa succede se la voce mente?
Stamattina prendo la metro a Cornelia, e la voce annuncia: "San Giovanni. Prossima fermata Manzoni." Un unico aggrottamento di fronte si propaga tra tutti i passeggeri. Il treno parte, e durante la corsa la voce ripete "San Giovanni. Next stop Manzoni". Dopo pochi secondi è "Manzoni" e all'apertura delle porte ci si informa che siamo arrivati a "Vittorio Emanuele", in realtà "Baldo degli Ubaldi". L'aggrottamento di fronte si trasforma allora in sorriso a stento trattenuto in chi viaggia da solo, e in aperta risata tra i viaggiatori accompagnati. Il viaggio procede con la voce impazzita che continua a declamare fermate lontane anni luce, l'ilarità si diffonde, ma insieme ad essa una sottile inquietudine: tutti hanno gli occhi alzati sulla stampa con l'elenco delle fermate. La voce, come un canto di sirena, ti confonde, pensi alla fermata declamata e non a quella effettiva, dimentichi dov'eri e non sai dove andrai. Da utente saggio e avveduto, diventi una nullità ingannata dalla Macchina Infernale, senza più certezze, forse dimentico del tuo scopo di quel preciso viaggio, o nella giornata, o nella vita se ne hai uno. I volti dei miei compagni di vagone erano ormai maschere neutre che tentavano di ignorare invano le verità enunciate dalla Voce, per concentrarsi sulla realtà, continuamente negata alle loro orecchie. Insomma, se un dittatore pazzo volesse portare alla follia un'intera città, non dovrebbe fare altro che prendere possesso degli altoparlanti in metropolitana, da cui seminare sgomento e terrore... c'è da pensarci.
2: le Vetuste Locuste.
Poco dopo le mie riflessioni metropolitane, mi reco dal medico, la cui sala d'attesa è miracolosamente vuota. Incredulo, mi siedo e aspetto il mio turno (semberà che mi contraddica, ho appena detto che non c'era nessuno... ma come nel miglior teatro dell'assurdo, devo comunque sedermi e aspettare il mio turno). Arrivano due attempate signore, che tempestano di domande l'Arcigna Guardiana dello studio, la quale le spedisce nella sala d'aspetto. Le signore constatano che un "giovanotto" deve entrare prima di loro, e si seggono a blaterare, enucleando parallelismi e inconciliabili divergenze tra la tessera sanitaria e quella Metrebus. Una delle signore è convinta di non avere mai ricevuto la tessera sanitaria, e l'altra, che si rivela tangenzialmente esserne la sorella, la spinge a rovistare nel borsellino, ché sicuramente la tessera in questione sarebbe saltata fuori, regolarmente recapitata ma finita nel dimenticatoio. Così è, infatti... ma la neo(falso)tesserata, forse presa dall'emozione, la fa cadere a terra, e prova senza successo a raccoglierla. Io, in fondo ancora un po' umano, mi chino a prenderla per lei, sperando stoltamente solo in un "grazie".. macché. Vengo immediatamente sommerso da dettagliate informazioni su come il corpo ad una certa età non riesca a fare più alcuni movimenti nonostante l'istinto di compierli ci sia. Conducono una lectio brevis sullo sfasamento tra età reale ed età internamente percepita ("io me sento ancora vent'anni!", esclama la meno acciaccata delle due), e poi non so come passano ai buoni vecchi proverbi di una volta, che la "ventenne" di cui sopra sta raccogliendo in un libello a uso della nipote (figlia della sorella presente), la cui parola fine sarà scritta solo alla sua morte. Con disinvoltura e apparente logica mi raccontano poi della figlia in questione, e della di lei figlia, quindi nipote tredicenne delle due aguzzine. Quella che loro vedono come una bambina indossa cerchi in lega al posto degli orecchini, lascia sacresindoni di procione sul cuscino perché si dimentica di struccarsi prima di dormire, e si prodiga in misteriosi giri dell'isolato insieme alla sua amica del cuore. Ma, nonostante questa prorompente femminilità, coltiva il sogno di diventare pilota dell'aeronautica, forse perchè il buon padre voleva un maschietto, e l'ha educata come una virago invece di mostrarle l'incanto del punto croce. Ma per diventare pilota le hanno detto che doveva applicarsi in matematica, mica si può guidare un aereo senza saper fare le equazioni... e lei, subito, come si è messa sui libri, passando dal 4 al 7... e finalmente il medico mi ha chiamato per la mia visita, strappandomi alle loro grinfie. Io me ne sono andato quasi a malincuore, forse già vittima della Sindrome di Stoccolma, che comunque a un'accurata visita non è stata riscontrata. Salvato appena in tempo...
Beh, considerazione a margine... e se un dittatore, invece di organizzare fasci di picchiatori o plotoni di EsseEsse, non facesse altro che arruolare e sguinzagliare orde di Scille e Cariddi dalla lingua lunga? Quanto ci metterebbero le povere vittime a implorare pietà e promettere sempiterna fedeltà al dux, pur di essere tratti in salvo e sperabilmente sbattuti in isolamento per far riposare le orecchie?
Quindi, cari Capi di Stato in preda a impulsi sanguinari, o terroristi che macchinate nuove strategie del terrore... vedete quanto sarebbe facile ottenebrare le altrui menti e condurle alla cieca obbedienza?