
Cari tutti,
Con grande nostra sorpresa, il film di Lucchetti è stato proiettato al cinemino vicino casa la scorsa settimana. Potevamo forse mancare? La recensione certo vi perviene con molto ritardo, visto che in Italia deve essere uscito, chessò, l'anno scorso? Esso è uno di quei film che sono scivolati attraverso le soluzioni di continuità create dal mio viaggiare avanti indietro, infatti non solo me l'ero perso, ma non ne sapevo quasi nulla! Adesso però, in prospettiva, la domanda a bruciapelo fattami da Carlo alla festa di Gino "ma chi ti attizza di più Elio Germano o Scamarcio" comincia ad assumere un senso nel contesto di allora...parvemi invece completamente random all'epoca, come se mi chiedesse "preferisci la sambuca con la mosca o i faraglioni di Capri?"
Ma tiremminnanzi: Non sapendo nulla a priori del film, mi sono recata al cinema influenzata dalla forte suggestione che ha per me il titolo, e al canzone da cui deriva...voi che non vivete con me non dovete assistere sgomenti allo spettacolo di me che lavando i piatti con l'ipod a palla canto gridando tra le lacrime "EEEEE-TTTIAMOO-MAAARIOOOOOOOOOO!!" per cui ignorate quanto io sia legata alla canzone di Rino nostro.
Il fatto è che sin dal primo ascolto mi convinsi che io e il fratello di Rino Gaetano eravamo in realtà anime gemelle, e come potrebbe essere altrimenti con tutte le cose che abbiamo in comune? Anche io infatti
1) Sono figlia unica
2) Non ho mai viaggiato in seconda classe sul rapido Taranto-Ancona
3) Non ho mai pagato per fare l'amore e non ho mai vinto un premio aziendale
4) Sono convinta che nell'amaro benedettino non stia il segreto della felicità (anche se sono certa che Marghe confuterà questa mia illusione
Infine, con il senno di poi, sono certa - anche se posso solo interrogarmi in retrospettiva sull'opinione che avrei avuto se qualcuno me l'avesse chiesto all'epoca- che anche io non avrei mai e poi mai creduto che Chinaglia potesse passare al Frosinone.
Con mia grande delusione però, il film non parlava di Mario ma bensì dei due fratelli di Latina Accio (Germano) e Manrico (Scamarcio) che, come due Don Camillo e Peppone dell'epoca, passano tutti gli anni sessanta e settanta a darsele di santa ragione. Il motivo è nominalmente la politica, ma un buon assistente sociale avrebbe visto che al lavoro vi sono dinamiche disfunzionali ben più drammatiche e morbose. C'è da dire che Manrico non è l'unico a non saper resistere alla necessità di picchiare Accio. Invero, prima o dopo, tutti i protagonisti del film soccombono a questa pulsione più forte di loro e si scagliano su Accio per finirlo a calci. Anche la madre,il padre, la sorella, anche il venditore di tovaglie fascista, giurerei che anche qualche figuarante ogni tanto si separi dal resto delle comparse per dare anche lui una pedatina.
Vabbeh, una vera recensione deve contenere un elemento di giudizio ed ecco il mio: il film si regge sulla prova degli attori (Germano su tutti) e sulla sceneggiatura (che infatti è di Rulli e Petraglia o come cavolo). I dialoghi secondo me sono in assoluto la cosa migliore del film, divertenti e sufficientemente aderenti ad un parlato autentico da ancorare una vicenda che è, si, carina, però forse davvero un po' troppo Don Camillo e Peppone...un po' anni sessanta da cartolina. Per cui in termini Mereghettiani: 2 palle e mezza (un po' regalate).
Alla domanda di Carlo, infine, nemmeno rispondo...mi sembrerebbe di dire un ovvietà.




















(Chissà cosa avrà da ridere...)
















